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Matematica e Geometria

Minimo

Qui si cercano i punti di massimo e di minimo di una funzione: lo strumento calcola f′(x), trova dove si annulla nell'intervallo indicato e classifica ogni punto stazionario con il segno di f″(x).

Il tuo calcolo

Modifica i dati e confronta

2 punti stazionari trovati

massimo

x = -1

f(x) = 2 · f″(x) = -6

minimo

x = 1

f(x) = -2 · f″(x) = 6

f′(x)

3 · x² − 3

f″(x)

6 · x

Minimo assoluto su [-4; 4]

f(-4) = -52

raggiunto sul bordo dell'intervallo, non in un punto stazionario

Massimo assoluto su [-4; 4]

f(4) = 52

raggiunto sul bordo dell'intervallo, non in un punto stazionario

Intervalli di crescita e decrescita
IntervalloSegno di f′(x)Andamento
(-4 ; -1)positivof cresce ↗
(-1 ; 1)negativof decresce ↘
(1 ; 4)positivof cresce ↗
Concavità: segno di f″(x)
IntervalloSegno di f″(x)Concavità
(-4 ; 0)negativorivolta verso il basso ∩
(0 ; 4)positivorivolta verso l'alto ∪

Punti di flesso: x = 0 (f = 0, pendenza -3)

Linea piena: f(x) · linea tratteggiata: f′(x) · x da -4 a 4. La scala verticale ignora il 3% di valori estremi per non farsi schiacciare dagli asintoti.
Tabella delle derivate fondamentali
f(x)f′(x)
k (costante)0
x1
xⁿn · xⁿ⁻¹
√x1 / (2√x)
1/x−1 / x²
eˣeˣ
aˣaˣ · ln a
ln x1 / x
log x (base 10)1 / (x · ln 10)
sin xcos x
cos x−sin x
tan x1 / cos²x
arcsin x1 / √(1 − x²)
arctan x1 / (1 + x²)

Massimi e minimi di una funzione: il metodo completo

Trovare i punti di massimo e di minimo di una funzione è il cuore di ogni problema di ottimizzazione: il costo più basso, il ricavo più alto, la traiettoria più corta. Il metodo standard è in tre mosse — si deriva, si annulla la derivata, si studia la natura dei punti trovati — e questo strumento le esegue tutte e tre mostrando i risultati intermedi.

I tre passaggi

  1. Calcola f′(x). Sono i punti in cui la tangente è orizzontale a interessarci.
  2. Risolvi f′(x) = 0: le soluzioni sono i punti stazionari (o critici). Lo strumento li cerca numericamente nell'intervallo che indichi, per cambio di segno e successiva bisezione: funziona anche quando l'equazione non si risolve a mano.
  3. Classifica ogni punto con f″(x): se f″(x₀) > 0 il punto è un minimo (concavità verso l'alto), se f″(x₀) < 0 è un massimo. Se f″(x₀) = 0 il test non decide e si guarda il segno di f′ prima e dopo il punto: se non cambia, è un flesso a tangente orizzontale — è il caso di x³ in 0.

Stazionario non vuol dire estremo

Tutti i punti di massimo o minimo interni a un intervallo, per una funzione derivabile, sono stazionari; ma non tutti i punti stazionari sono estremi. x³ ha f′(0) = 0 e in 0 non ha né massimo né minimo. È la ragione per cui il secondo passaggio non basta mai da solo e il terzo non si può saltare.

Estremi relativi ed estremi assoluti

Un massimo relativo è il punto più alto del suo vicinato; il massimo assoluto è il punto più alto di tutto l'intervallo considerato. Su un intervallo chiuso [a, b] il teorema di Weierstrass garantisce che entrambi esistano, e i candidati sono soltanto due categorie: i punti stazionari interni e i due estremi a e b. Lo strumento confronta tutti i candidati e dice esplicitamente quando il record è sul bordo — la svista più frequente nei compiti di ottimizzazione.

Crescita, decrescita e segno di f′

Fra due punti stazionari consecutivi il segno di f′ non cambia: basta un valore di prova per stabilire se la funzione cresce o decresce su tutto l'intervallo. La tabella della monotonia qui sopra è costruita così, ed è la stessa che si chiede in un classico studio di funzione.

Punti non derivabili e bordi

Il metodo di f′ = 0 vede solo i punti in cui la derivata esiste e vale zero. Una funzione come |x| ha il minimo in 0, dove la derivata non esiste: un punto angoloso non compare fra i punti stazionari. Se il grafico mostra un minimo evidente che non è nell'elenco, quasi sempre la spiegazione è questa. Lo stesso vale per i punti esclusi dal dominio: 1/x non ha estremi, ma cambia comportamento attorno a 0.

Esempi da verificare

  • x² − 4x + 3: f′ = 2x − 4 si annulla in x = 2, f″ = 2 > 0 → minimo, f(2) = −1.
  • x³ − 3x: f′ = 3x² − 3 si annulla in ±1; f″ = 6x dà massimo in −1 (y = 2) e minimo in +1 (y = −2).
  • x + 1/x per x > 0: minimo in x = 1 con f(1) = 2, risultato che compare in molti problemi di costo medio minimo.
  • e^(−x²): massimo in 0 con f(0) = 1, la campana di Gauss.

Oltre agli estremi relativi ottieni la tabella di crescita e decrescita, la concavità con gli eventuali flessi e il minimo e il massimo assoluti sull'intervallo chiuso, con l'avviso esplicito quando il record cade su un estremo dell'intervallo invece che in un punto stazionario.

Come calcolare il limite di una funzione

Inserire l'espressione f(x) e il punto di tendenza per ottenere il valore numerico del limite e i limiti laterali.

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    Inserire l'espressione f(x)

    Nel campo «f(x) =» digitare la funzione in notazione matematica, ad esempio sin(x)/x oppure (exp(x)-1)/x. Usare ^ per le potenze e le funzioni sin, cos, tan, exp, ln, sqrt, abs, arcsin, arctan.

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    Specificare il punto di tendenza

    Nel campo «x →» inserire il valore di tendenza: un numero finito (es. 0, 2.5, -1), inf per +∞ oppure -inf per −∞. La virgola viene accettata come separatore decimale.

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    Leggere il risultato e i limiti laterali

    Il calcolatore mostra il valore stimato del limite. Per punti finiti visualizza anche limite sinistro e destro separatamente; se differiscono di più di 0,001 segnala che il limite bilatero non esiste.

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    Verificare con i limiti notevoli

    Cliccare una riga nella tabella dei limiti notevoli — sin(x)/x, (1-cos(x))/x², (eˣ-1)/x, ln(1+x)/x, (1+1/x)ˣ e altri — per caricare automaticamente formula e punto nel calcolatore e vedere la sequenza di convergenza.

Domande frequenti

Un punto in cui f′(x) = 0 è sempre un massimo o un minimo?
No, ed è l'errore più comune. La funzione x³ ha derivata nulla in x = 0 eppure in quel punto non ha né massimo né minimo: è un flesso a tangente orizzontale. Per questo dopo aver risolto f′(x) = 0 serve sempre il secondo controllo: se f″(x₀) è positiva il punto è un minimo, se è negativa un massimo, se è nulla si guarda come cambia il segno di f′(x) prima e dopo il punto.
Che differenza c'è fra minimo relativo e minimo assoluto?
Il minimo relativo è il punto più basso del suo intorno; il minimo assoluto è il punto più basso di tutto l'intervallo considerato. Su un intervallo chiuso [a, b] i candidati al minimo assoluto sono soltanto due categorie: i punti stazionari interni e i due estremi a e b. Lo strumento li confronta tutti e segnala quando il minimo o il massimo assoluto cade sul bordo, cioè nel caso in cui f′(x) = 0 da sola non lo avrebbe mai trovato.
Perché un minimo che vedo nel grafico non compare fra i punti trovati?
Perché il metodo di f′(x) = 0 vede solo i punti in cui la derivata esiste e vale zero. Il valore assoluto |x| ha il suo minimo in 0, dove però la derivata non esiste: è un punto angoloso, non un punto stazionario. Vale lo stesso per i valori esclusi dal dominio, come lo 0 di 1/x. In questi casi il minimo si legge sul grafico e sulla tabella della monotonia, non dall'equazione f′(x) = 0.

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