Adeguamento Istat Rivalutazione
Questo strumento calcola la rivalutazione ISTAT di un importo tra due anni, dal 2015 al 2026, usando le medie annue semplificate dell'indice FOI (prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati, base 2015=100),…
Il tuo calcolo
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1258,92 €
2015 → 2026 — agosto 2026 (ultimo dato)
| Indice FOI di partenza (base 2025 = 100) | 82,372 |
|---|---|
| Indice FOI di arrivo | 103,700 |
| Coefficiente di rivalutazione | × 1,2589 |
| Variazione ISTAT del periodo | +25,89% |
| Differenza | + 258,92 € |
| Inflazione media annua composta | +2,12% |
| Anno | Indice FOI (2025 = 100) | Coefficiente ISTAT verso il 2025 | Var. su 2015 |
|---|---|---|---|
| 2015 | 82,372 | 1,214 | — |
| 2016 | 82,305 | 1,215 | −0,08% |
| 2017 | 83,195 | 1,202 | +1,00% |
| 2018 | 84,104 | 1,189 | +2,10% |
| 2019 | 84,531 | 1,183 | +2,62% |
| 2020 | 84,246 | 1,187 | +2,27% |
| 2021 | 85,837 | 1,165 | +4,21% |
| 2022 | 92,764 | 1,078 | +12,62% |
| 2023 | 97,752 | 1,023 | +18,67% |
| 2024 | 98,619 | 1,014 | +19,72% |
| 2025 | 100,000 | 1,000 | +21,40% |
| 2026 — agosto 2026 (ultimo dato) | 103,700 | — | +25,89% |
Dati ISTAT aggiornati al 16 settembre 2026 (indice FOI di agosto 2026); tabella dei coefficienti aggiornata al 28 maggio 2026. Indice FOI al netto dei tabacchi, base 2025 = 100; coefficiente di raccordo con la precedente base 2015 = 100 pari a 1,214.
Adeguamento ISTAT: quale indice, quale percentuale, quale quota
La rivalutazione monetaria aggiorna un importo nel tempo per tenere conto dell'inflazione. L'indice di riferimento è il FOI — indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi — che l'ISTAT pubblica ogni mese e che va pubblicato anche in Gazzetta Ufficiale ai sensi dell'art. 81 della L. 392/1978. È l'indice che i contratti italiani richiamano quasi sempre: non il NIC, non l'IPCA.
La formula è una sola: importo rivalutato = importo × (indice finale ÷ indice iniziale). Il rapporto fra
due indici non dipende dalla base, quindi funziona anche se una delle due cifre viene da una tabella in base
2015 = 100 e l'altra dalla nuova base 2025 = 100.
Attenzione al cambio di base del 2026
Da gennaio 2026 l'ISTAT esprime il FOI in base 2025 = 100. Il coefficiente di raccordo con la precedente base 2015 = 100 è 1,214: un indice in vecchia base si converte dividendolo per 1,214, e uno in nuova base si riporta alla vecchia moltiplicandolo per 1,214. Mescolare le due basi senza raccordarle è l'errore più frequente in questo periodo — e produce uno scostamento del 21%.
Il 75% dei canoni di locazione
È la percentuale che quasi tutti cercano, e ha una base precisa. L'art. 32, comma 2, della L. 392/1978 stabilisce che «le variazioni in aumento del canone, per i contratti stipulati per durata non superiore a quella di cui all'articolo 27, non possono essere superiori al 75 per cento di quelle, accertate dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati».
Tre conseguenze pratiche che cambiano il conto:
- L'aggiornamento non è automatico. Il comma 1 dello stesso articolo lo subordina alla richiesta del locatore. Senza richiesta il canone resta quello vecchio; e il locatore che si «sveglia» dopo tre anni non può pretendere gli arretrati cumulati come se avesse chiesto ogni anno.
- Il 75% è un tetto, non un obbligo. Le parti possono pattuire una quota inferiore. Nelle locazioni a uso diverso dall'abitativo stipulate per una durata superiore a quella minima di legge il limite non opera e si può convenire il 100%.
- Con la cedolare secca non si aggiorna affatto. Chi opta per la cedolare rinuncia per legge, per tutta la durata dell'opzione, alla facoltà di chiedere l'aggiornamento del canone, anche se il contratto lo prevede.
La variazione da usare è quella del mese precedente l'anniversario del contratto rispetto allo stesso mese dell'anno prima: è il dato che l'ISTAT pubblica mensilmente insieme alla variazione biennale, utile per i contratti aggiornati ogni due anni.
Esempio: canone di 700 € con variazione annua del 2,8%
- Variazione applicata al 75%: 2,8 × 0,75 = 2,10%.
- Nuovo canone: 700 × 1,021 = 714,70 € al mese.
- Aumento: 14,70 € al mese, 176,40 € in un anno.
- Con il 100%: 719,60 € al mese, cioè 235,20 € l'anno — quasi 59 € in più rispetto al 75%.
Rivalutazione e interessi legali: la coppia dei debiti di valore
Nel risarcimento del danno — un debito di valore, non di valuta — la somma va prima riportata al potere d'acquisto attuale e poi maggiorata degli interessi per il ritardo con cui è stata liquidata. Il punto tecnico, e la ragione per cui due calcoli danno risultati molto diversi, è su quale base si applicano gli interessi.
Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 1712 del 17 febbraio 1995, hanno escluso che gli interessi possano essere calcolati sulla somma già rivalutata alla data della liquidazione: vanno calcolati sulla somma originaria rivalutata anno per anno, seguendo la progressione con cui il credito perde valore. Diversamente si otterrebbe un arricchimento ingiustificato del creditore. È il criterio che applica la terza modalità di questo calcolatore, senza capitalizzare gli interessi già maturati.
Il saggio da usare è quello che il giudice ritiene equo; nella prassi si applica il saggio legale dell'art. 1284 c.c., che cambia ogni anno con decreto del MEF. Negli ultimi anni è passato dallo 0,01% del 2021 al 5% del 2023, per poi scendere: usare un tasso medio unico su un periodo lungo è un errore che può valere migliaia di euro, ed è il motivo per cui qui il conto è spezzato anno per anno.
Dove serve la rivalutazione ISTAT
- Canoni di locazione: aggiornamento annuale, al massimo al 75% (art. 32 L. 392/1978).
- Assegno di mantenimento per coniuge o figli: quasi tutti i provvedimenti prevedono l'adeguamento automatico annuale agli indici ISTAT, con decorrenza dalla data indicata dal giudice.
- Crediti di lavoro: l'art. 429, comma 3, c.p.c. prevede rivalutazione e interessi sui crediti retributivi.
- Risarcimento del danno e altri debiti di valore, con il criterio delle Sezioni Unite descritto sopra.
- Confronti storici: quanto vale oggi un prezzo, uno stipendio o un risparmio di dieci, cinquanta o cento anni fa.
Da dove vengono i numeri di questa pagina
La serie annuale 1861-2025 è il file ufficiale ISTAT «Coefficienti per tradurre i valori monetari dal 1861 in valori del 2025», aggiornato al 28 maggio 2026 e scaricabile dalla pagina «Indice dei prezzi al consumo per le rivalutazioni monetarie». L'ultimo dato mensile riportato è il FOI di agosto 2026, pari a 103,7 in base 2025 = 100 (+0,6% sul mese, +3,4% sull'anno, +4,8% sul biennio), pubblicato dall'ISTAT il 16 settembre 2026 sulla stessa pagina. Nessun indice è stimato o interpolato: se un dato non è pubblicato, qui non compare.
Limiti del calcolatore
Il calcolo lavora su medie annue più l'ultimo indice mensile disponibile. Per l'aggiornamento di un canone serve invece l'indice del mese preciso: usa la modalità «Aggiorna un canone» inserendo la variazione pubblicata per il tuo mese. La modalità con gli interessi legali procede per anni solari interi e non frazioni di anno, e usa il saggio legale in luogo del tasso che il giudice può determinare diversamente. Per un atto giudiziario fanno fede gli indici mensili pubblicati dall'ISTAT e i conteggi asseverati.
Questo strumento calcola la rivalutazione ISTAT di un importo tra due anni, dal 2015 al 2026, usando le medie annue semplificate dell'indice FOI (prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati, base 2015=100), il riferimento legale per affitti, assegni di mantenimento e crediti. La formula applicata è: importo rivalutato = importo iniziale × (indice finale ÷ indice iniziale). Inserisci l'importo e seleziona i due anni: ottieni subito il valore aggiornato, la variazione percentuale, la differenza in euro e la media annua, oltre alla tabella FOI anno per anno. Esempio: 1.000 € del 2020 (indice 102,8) corrispondono a 1.211,09 € nel 2026 (indice 124,5), cioè +21,11%. Per le locazioni a canone libero ricorda di applicare il 75% della variazione. È utile a locatori, avvocati e amministratori di condominio.
Come si calcola la rivalutazione ISTAT?
Si moltiplica l'importo iniziale per il rapporto tra indice FOI finale e iniziale: importo rivalutato = importo × (indice finale ÷ indice iniziale). Esempio con le medie annue del calcolatore: 1.000 € dal 2020 (indice 102,8) al 2026 (indice 124,5) diventano 1.211,09 €, pari a +21,11%; per gli affitti a canone libero si applica il 75% della variazione.
Avvertenza
Il risultato è una stima basata su parametri standard e non rappresenta un calcolo ufficiale. Per importi vincolanti consulta i canali ufficiali (Agenzia delle Entrate, INPS, banca) o un commercialista o CAF.
Come calcolare la rivalutazione ISTAT di un importo
Bastano un importo e due anni per ottenere l'adeguamento ISTAT con l'indice FOI.
- 1
Inserisci l'importo
Digita nel primo campo l'importo da rivalutare in euro, ad esempio un canone di affitto di 600 € o un assegno di mantenimento mensile.
- 2
Scegli l'anno iniziale
Seleziona dal menu l'anno a cui risale l'importo originario: sono disponibili le medie annue dell'indice FOI dal 2015 al 2026, in base 2015=100.
- 3
Scegli l'anno finale
Seleziona l'anno a cui vuoi attualizzare l'importo. Il calcolo applica la formula importo × (indice finale ÷ indice iniziale) ed è immediato.
- 4
Leggi i risultati
Ottieni importo rivalutato, variazione percentuale, differenza in euro e media annua, con la tabella FOI anno per anno; per gli affitti a canone libero applica il 75%.
Domande frequenti
Come si calcola la rivalutazione ISTAT di un importo?
Cos'è l'indice FOI usato per l'adeguamento ISTAT?
Come si applica l'adeguamento ISTAT al canone di affitto?
Di quanto si è rivalutato un importo dal 2020 al 2026?
La rivalutazione ISTAT si applica anche al TFR?
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