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Legale

Ritenuta su fattura professionisti

Costruisce la fattura di un professionista riga per riga, nell'ordine che conta davvero: compenso, rivalsa INPS o contributo della cassa, IVA, ritenuta d'acconto, marca da bollo.

Il tuo calcolo

Modifica i dati e confronta
Cosa stai calcolando

Costruisce il documento riga per riga: compenso, previdenza, IVA, ritenuta, bollo, netto a pagare e costo reale per il cliente.

Regime fiscale
Cosa conosci
Contributo previdenziale in fattura

Facoltativa e riservata agli iscritti alla Gestione separata, nel limite del 4%. È soggetta sia a IVA sia a ritenuta d'acconto.

Art. 25, c. 1, D.P.R. 600/1973 — prestazioni professionali, abituali od occasionali.

Viaggio, vitto, alloggio: fanno compenso, quindi IVA e ritenuta.

In nome e per conto del cliente: fuori campo IVA e fuori ritenuta.

La fattura riga per riga

Composizione della fattura: imponibile, previdenza, IVA, ritenuta e netto a pagare
VoceImporto
Compenso professionale1000,00 €
+ Rivalsa INPS Gestione separata 4%40,00 €
= Imponibile IVA1040,00 €
+ IVA 22%228,80 €
= Totale fattura1268,80 €
− Ritenuta 20% su 1040,00 €− 208,00 €
= Netto a pagare1060,80 €

Nessuna marca da bollo: la fattura è assoggettata a IVA (principio di alternatività IVA/bollo).

Totale fattura

1268,80 €

Quanto è "grande" il documento che emetti.

Netto a pagare

1060,80 €

Il bonifico che ricevi dal cliente.

Costo per il cliente

1040,00 €

Esborso 1268,80 € meno 228,80 € di IVA detraibile.

Chi incassa cosa

Ripartizione del totale fattura fra professionista ed Erario
Al professionista (bonifico)1060,80 €
All'Erario dal sostituto (ritenuta)208,00 €
Esborso complessivo del cliente1268,80 €

Cosa ti resta davvero

Liquidità netta del professionista e importi da riversare
Incassi1060,80 €
Da riversare (IVA, cassa, bollo)− 228,80 €
Liquidità netta832,00 €
Concorre al tuo reddito1040,00 €
Credito per ritenute subite208,00 €

La liquidità netta non è ancora il tuo utile: da lì vanno tolti i contributi soggettivi e l'IRPEF (o l'imposta sostitutiva) sul reddito imponibile.

Come si compone la fattura di un professionista

Una fattura da lavoro autonomo si costruisce sempre nello stesso ordine, e l'ordine conta perché ogni voce cambia la base di calcolo di quella dopo: compenso → contributo previdenziale → IVA → ritenuta d'acconto → bollo. Il numero grande in fondo alla fattura (il «totale fattura») quasi mai coincide con quello che incassi, e ancora meno con quello che il cliente sopporta davvero come costo.

La regola che quasi tutti sbagliano: su cosa si calcola la ritenuta

La ritenuta d'acconto non si applica sul totale della fattura. L'Agenzia delle Entrate elenca esattamente cosa entra e cosa no nella base di calcolo:

  • Entrano: il compenso, i rimborsi di spese di viaggio, vitto e alloggio, e la rivalsa INPS del 4% addebitata al cliente dagli iscritti alla Gestione separata.
  • Non entrano: il contributo integrativo della cassa professionale (il 2%, 4% o 5% degli ordini), l'IVA, e le spese anticipate in nome e per conto del cliente, regolarmente documentate.

È la differenza fra rivalsa INPS e contributo integrativo: la prima è un pezzo del tuo compenso (fa reddito, subisce IVA e ritenuta), il secondo è un tributo che raccogli per la cassa (subisce IVA, ma non fa reddito e non subisce ritenuta).

Le aliquote di ritenuta e quando si usano

  • 20% sul compenso — art. 25, c. 1, D.P.R. 600/1973. Vale per le prestazioni di lavoro autonomo, anche se non esercitate abitualmente: la prestazione occasionale subisce la stessa ritenuta del professionista con partita IVA, fin dal primo euro.
  • 20% sul 75% del compenso per i diritti d'autore (abbattimento forfetario del 25% previsto dall'art. 54 TUIR): ritenuta effettiva del 15%.
  • 20% sul 60% se il percettore ha meno di 35 anni (abbattimento del 40%): ritenuta effettiva del 12%.
  • 23% sul 50% delle provvigioni per agenti, mediatori, rappresentanti e procacciatori (art. 25-bis D.P.R. 600/1973): 11,5% effettivo. Scende al 23% sul 20% (4,6% effettivo) se il percipiente dichiara di avvalersi in via continuativa di dipendenti o di terzi.

Quando la ritenuta non si applica

  • Il committente non è sostituto d'imposta: un cliente privato che non esercita impresa o professione non opera alcuna ritenuta.
  • Il prestatore è in regime forfettario: i compensi non sono assoggettati a ritenuta (art. 1, c. 67, L. 190/2014) e in fattura va inserita la relativa dichiarazione.
  • Il percipiente è non residente senza stabile organizzazione in Italia: si applicano le regole convenzionali.
  • Nel lavoro sportivo dilettantistico i compensi non costituiscono base imponibile fiscale fino a 15.000 € annui (art. 36, c. 6, D.Lgs. 36/2021): la ritenuta del 20% colpisce solo l'eccedenza, previa autocertificazione del percettore.

La marca da bollo da 2 euro

Vale il principio di alternatività fra IVA e imposta di bollo: se la fattura espone IVA il bollo non è dovuto. Il bollo da 2,00 € scatta invece sulle fatture senza IVA — forfettari, operazioni esenti, fuori campo o escluse — quando l'importo supera 77,47 € (D.P.R. 642/1972, Tariffa Parte I art. 13, con l'esenzione dell'art. 6 della Tabella allegata).

Se decidi di riaddebitare i 2 € al cliente, quell'importo non è mai una spesa anticipata: l'Agenzia delle Entrate (risposta a interpello n. 428 del 2022) lo qualifica come parte integrante del compenso. Conseguenza pratica: va esposto in una riga a sé, concorre al reddito e — nel regime ordinario — subisce a sua volta IVA e ritenuta. Il calcolatore lo tratta esattamente così.

Il regime forfettario in fattura

Il forfettario emette una fattura senza IVA (art. 1, c. 58, L. 190/2014) e senza ritenuta (comma 67). Restano però due voci che spostano i conti:

  • il contributo integrativo della cassa, se sei iscritto a un albo: si addebita normalmente e non concorre ai compensi rilevanti né per l'imposta sostitutiva né per la soglia di permanenza nel regime;
  • la rivalsa INPS del 4%, se sei in Gestione separata: è facoltativa, ma se la incassi concorre ai compensi, quindi entra nel calcolo del reddito forfettario e pesa sulla soglia di accesso (circolare 10/E del 2016 dell'Agenzia delle Entrate).

La soglia di ricavi e compensi per restare nel regime forfettario è di 85.000 € (art. 1, c. 54, L. 190/2014 come modificato dalla L. 197/2022); superati 100.000 € l'uscita è immediata, con IVA dovuta dalle operazioni successive.

«Totale fattura», «netto a pagare» e «costo per il cliente» non sono la stessa cosa

Con un compenso di 1.000 € e rivalsa INPS del 4%, IVA 22% e ritenuta 20%:

  • imponibile IVA = 1.000 + 40 = 1.040 €;
  • IVA = 228,80 €, totale fattura = 1.268,80 €;
  • ritenuta = 20% di 1.040 = 208 € (la rivalsa entra nella base);
  • netto a pagare = 1.060,80 €;
  • costo per un cliente che detrae l'IVA = 1.268,80 − 228,80 = 1.040 €.

Quattro numeri diversi per la stessa prestazione. È il motivo per cui una trattativa «a netto» va sempre riportata al compenso: usa la modalità «il netto che voglio incassare» per fare il percorso inverso.

Gli adempimenti del sostituto d'imposta

  • Versamento della ritenuta entro il giorno 16 del mese successivo a quello del pagamento, con modello F24 (codice tributo 1040 per il lavoro autonomo).
  • Certificazione Unica al percipiente e trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate secondo le scadenze annuali.
  • Modello 770 per il riepilogo delle ritenute operate e versate.

Se il sostituto omette il versamento, la ritenuta resta comunque un credito del percipiente: fa fede la certificazione o, in mancanza, la fattura unita alla prova dell'incasso al netto.

Limiti del calcolatore

Lo strumento ricostruisce la fattura tipo del professionista. Non copre i casi con contributo Enasarco, la ritenuta del 4% sui contributi pubblici alle imprese (art. 28 D.P.R. 600/1973), lo split payment verso la pubblica amministrazione, il reverse charge, le ritenute su bonifici parlanti per bonus edilizi e le convenzioni contro le doppie imposizioni. Per la tua posizione specifica — soprattutto per l'aliquota del contributo integrativo e per i minimi contributivi della tua cassa — verifica con il commercialista.

Fonti

Alla fine hai i tre numeri che quasi nessuno tiene distinti — totale fattura, netto che ti bonificano e costo reale a carico del cliente — e puoi anche partire dal netto che vuoi incassare per risalire al compenso da scrivere.

Avvertenza legale

Lo strumento è uno schema di calcolo orientativo e non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato. Verifica sempre i termini, le aliquote e le norme applicabili al tuo caso specifico.

Come calcolare la fattura di un professionista con ritenuta d'acconto

Ricostruisci totale fattura e netto in mano partendo dal compenso, con cassa previdenziale e IVA opzionali.

  1. 1

    Scegli la direzione

    Seleziona «Da lordo a netto» se conosci il compenso da fatturare, oppure «Da netto a lordo» se parti dall'importo che vuoi effettivamente incassare.

  2. 2

    Inserisci l'importo

    Digita in euro il compenso lordo o il netto percepito, ad esempio 1.500: è la base su cui verranno calcolate ritenuta, cassa e IVA.

  3. 3

    Imposta l'aliquota di ritenuta

    Usa i preset 20%, 23%, 11% o 4% oppure digita un valore personalizzato: il 20% è l'aliquota standard per i professionisti con partita IVA.

  4. 4

    Attiva cassa rivalsa e IVA

    Spunta le caselle se in fattura compaiono la rivalsa della cassa previdenziale (es. 4% gestione separata INPS) e l'IVA (22% ordinaria), regolando le rispettive aliquote.

  5. 5

    Leggi il riepilogo

    Il risultato mostra compenso, cassa, IVA, totale fattura, ritenuta trattenuta dal committente e netto in mano, già formattati in euro.

Domande frequenti

La ritenuta d'acconto si calcola anche sulla rivalsa INPS del 4%?
Sì. L'Agenzia delle Entrate include espressamente nella base della ritenuta «il contributo Inps addebitato al cliente (4%) da parte di lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps». È la differenza che quasi tutti sbagliano: la rivalsa INPS entra nella base, il contributo integrativo della cassa professionale (2%, 4% o 5% degli ordini) no. Su 1.000 € di compenso con rivalsa INPS la ritenuta è quindi 208 €, non 200 €.
Quando devo mettere la marca da bollo da 2 euro in fattura?
Solo sulle fatture che non espongono IVA — forfettari, operazioni esenti, fuori campo o escluse — e solo se l'importo supera 77,47 €. Vale il principio di alternatività fra IVA e bollo: se la fattura ha l'IVA, il bollo non è dovuto. Se riaddebiti i 2 € al cliente non sono una spesa anticipata: l'Agenzia delle Entrate (risposta a interpello 428/2022) li considera parte del compenso, quindi concorrono al reddito e nel regime ordinario subiscono a loro volta IVA e ritenuta.
Come faccio a sapere quale compenso scrivere se ho concordato un netto?
Serve il calcolo inverso, perché fra compenso e netto si interpongono previdenza, IVA e ritenuta, che si moltiplicano fra loro invece di sommarsi. Il calcolatore ha la modalità «il netto che voglio incassare»: inserisci la cifra che vuoi vedere sul conto e risolve a ritroso il compenso imponibile da indicare, tenendo conto del regime, dell'aliquota IVA, del tipo di previdenza e del tipo di ritenuta che hai selezionato.

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