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Pensione

Pensione

Questa è la domanda che porta qui la maggior parte delle persone: quanto prenderò di pensione.

Il tuo calcolo

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Pensione lorda mensile

2948 €

13 mensilità · 38.321 € l'anno

Pensione netta stimata

2159 €

prelievo 26,8 % · IRPEF più addizionali di base

Montante contributivo a 67 anni683.335 €
Coefficiente di trasformazione applicato5,608 %
Anni di contributi all'uscita42 anni
Ultima RAL proiettata48.310 €
Tasso di sostituzione (lorda ÷ ultima RAL) 79,3 %
Valore in euro di oggi, con inflazione al 1564 €

Il montante di partenza è stimato in 107.546 €: RAL × 33 % per ciascuno dei 10 anni contributivi — quelli dal 1996 a oggi, perché prima di allora il montante non si formava —, rivalutato al 1,5 % annuo fino a oggi. Ipotizza una carriera piatta. Il valore vero è sull'estratto conto contributivo del portale INPS: inseriscilo qui sopra e la stima cambia di categoria.

Se esci più tardi

Rimandare l'uscita alza due cose insieme: il montante (un anno di contributi in più, più la rivalutazione) e il coefficiente di trasformazione, che cresce con l'età.

Pensione stimata per età di uscita
Esco aCoeff.MontanteLorda/meseNetta/meseSostituz.
57 anni4,204 %451.439 €1460 €1193 €46 %
58 anni4,308 %472.153 €1565 €1265 €48 %
59 anni4,419 %493.388 €1677 €1342 €51 %
60 anni4,536 %515.153 €1797 €1424 €54 %
61 anni4,661 %537.460 €1927 €1517 €57 %
62 anni4,795 %560.320 €2067 €1613 €60 %
63 anni4,936 %583.746 €2216 €1711 €63 %
64 anni5,088 %607.748 €2379 €1807 €67 %
65 anni5,250 %632.338 €2554 €1916 €71 %
66 anni5,423 %657.530 €2743 €2033 €75 %
67 anni5,608 %683.335 €2948 €2159 €79 %
68 anni5,808 %709.767 €3171 €2297 €84 %
69 anni6,024 %736.837 €3414 €2447 €89 %
70 anni6,258 %764.560 €3680 €2612 €95 %
71 anni6,510 %792.949 €3971 €2783 €101 %

Se la rivalutazione va diversamente

Prudente

rivalutazione 0,5 %/anno

2440 €/mese

montante 565.558 €

Centrale

rivalutazione 1,5 %/anno

2948 €/mese

montante 683.335 €

Favorevole

rivalutazione 2,5 %/anno

3595 €/mese

montante 833.317 €

Il montante anno per anno

Evoluzione del montante contributivo
AnnoEtàRALContributoRivalutazioneMontante
20263530.000 €——107.546 €
20273630.450 €10.049 €1613 €119.208 €
20283730.907 €10.199 €1788 €131.195 €
20293831.370 €10.352 €1968 €143.515 €
20303931.841 €10.507 €2153 €156.176 €
20314032.319 €10.665 €2343 €169.183 €
20324132.803 €10.825 €2538 €182.546 €
20334233.295 €10.987 €2738 €196.272 €
20344333.795 €11.152 €2944 €210.368 €

Come si calcola davvero la pensione contributiva

Nel sistema contributivo la pensione non dipende dall'ultimo stipendio ma da quanto si è versato in tutta la carriera. Ogni anno una quota della retribuzione imponibile — il 33 % per i dipendenti, il 20 % per gli autonomi iscritti all'INPS (art. 1, c. 10, legge 335/1995) — si somma a un salvadanaio virtuale, il montante contributivo. Alla fine il montante si moltiplica per un coefficiente di trasformazione che dipende dall'età a cui si esce, e si ottiene la pensione lorda annua.

Due dettagli che quasi nessun calcolatore rispetta e che qui sono implementati alla lettera. Primo: la rivalutazione annuale si applica al saldo esistente, «con esclusione della contribuzione dello stesso anno» (art. 1, c. 8). Secondo: il coefficiente non salta di anno in anno, viene «adeguato con un incremento pari al prodotto tra un dodicesimo della differenza» fra il coefficiente dell'età superiore e quello dell'età inferiore «ed il numero dei mesi» (art. 1, c. 6). Uscire a 67 anni e 6 mesi vale 5,708 %, non 5,608 %.

Quasi nessuno prende una pensione solo contributiva

Il montante e il coefficiente descrivono per intero la pensione di chi ha cominciato a versare dal 1° gennaio 1996. Chi aveva già anche un solo contributo prima di quella data prende una pensione mista: una quota retributiva per l'anzianità vecchia, più la quota contributiva per quella nuova. Il confine dipende da una soglia sola, i diciotto anni di contributi al 31 dicembre 1995: chi non li aveva resta nel retributivo fino al 1995 e passa al contributivo dal 1996 (art. 1, c. 12, legge 335/1995); chi li aveva resta nel retributivo fino al 31 dicembre 2011, perché solo da lì «la quota di pensione corrispondente a tali anzianità è calcolata secondo il sistema contributivo» (art. 24, c. 2, del decreto legge 201/2011).

La quota retributiva non nasce da un salvadanaio ma da una proporzione: retribuzione pensionabile × aliquota di rendimento × anni di anzianità. L'aliquota vale il 2 % per ogni anno — quaranta anni fanno l'80 % della retribuzione pensionabile, e quaranta è anche il tetto dell'anzianità utile — ma solo fino al limite della prima fascia di retribuzione pensionabile, che per il 2026 l'INPS ha fissato a 56.224,00 €. Sopra quella soglia il rendimento decresce per scaglioni: 1,60 % fino a +33 %, 1,35 % fino a +66 %, 1,10 % fino a +90 %, 0,90 % oltre. Sono i numeri della tabella dell'articolo 21, comma 6, della legge 67/1988, nel testo sostituito dall'articolo 12 del decreto legislativo 503/1992, e valgono per l'anzianità dal 1° gennaio 1993 in poi: sull'anzianità precedente — la quota A — resta in vigore la tabella originaria della legge 67/1988, cioè 1,50 %, 1,25 % e 1,00 % su tre sole fasce, perché l'articolo 13, comma 1, dello stesso decreto conserva «la normativa vigente precedentemente» a quella data. In tutti e due i casi è il motivo per cui una retribuzione alta rende, in pensione, molto meno di quanto ci si aspetti.

L'unico dato che questo strumento non può procurarti è proprio la retribuzione pensionabile: è la media delle tue retribuzioni degli ultimi anni, rivalutata con gli indici ISTAT, e nessuna fonte pubblica la contiene. Per questo è un campo che compili tu, con l'indicazione di dove leggerla. Se lo lasci vuoto viene usata la RAL attuale, che è un'approssimazione prudente e viene dichiarata come tale invece di essere spacciata per il dato vero.

Che cosa muove davvero il risultato

  • Il tasso di capitalizzazione non è un tasso di mercato: è la variazione media quinquennale del PIL nominale calcolata dall'ISTAT (art. 1, c. 9), e non può mai essere inferiore a uno. Nessuno può prevederlo: per questo qui trovi tre scenari a ±1 punto invece di un numero solo.
  • L'età di uscita agisce due volte: aggiunge contributi e alza il coefficiente. Fra 62 e 67 anni il coefficiente passa da 4,795 % a 5,608 %, cioè +17 % sull'assegno a parità di montante.
  • La continuità: un anno senza versamenti non si recupera più, perché perde anche tutte le rivalutazioni successive.

Perché la cifra in euro va letta con prudenza

L'importo mostrato è in euro nominali dell'anno di pensionamento. Con il 2 % di inflazione, in trent'anni il potere d'acquisto di una stessa cifra si riduce quasi alla metà: la riga «valore in euro di oggi» serve esattamente a questo confronto. Per il dato ufficiale sui contributi già versati usa l'estratto conto contributivo e il servizio «La mia pensione futura» sul portale INPS, che parte dalla tua posizione reale.

Fonti

  • Legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 1 (cc. 6, 8, 9, 10 e 41): Normattiva, testo vigente consultato il 16/09/2026. Tabella F nel testo pubblicato dal Ministero del Lavoro.
  • Coefficienti di trasformazione: DM 20/11/2024 — biennio 2025-2026.
  • INPS, circolare n. 28 del 16 marzo 2026, requisiti adeguati alla speranza di vita per il biennio 2027-2028: testo della circolare (PDF), 16/09/2026.
  • INPS, circolare n. 153 del 19 dicembre 2025 e Allegato n. 2 (PDF): trattamento minimo 611,85 €/mese, assegno sociale 546,24 €/mese, importi della Tabella F per il 2026. Circolare (PDF), 16/09/2026.
  • D.lgs. 19 giugno 2026, n. 117, testo unico delle imposte sui redditi (artt. 11, 12 e 13), in vigore dal 4 luglio 2026: Normattiva, 16/09/2026.
  • D.l. 6 dicembre 2011, n. 201, art. 24 (cc. 7 e 11), soglie di importo del sistema contributivo: Normattiva, 16/09/2026.
  • Legge 21 luglio 1965, n. 903, art. 22, aliquote ai superstiti: Normattiva, 16/09/2026.
  • D.lgs. 5 dicembre 2005, n. 252, art. 8, c. 4, deducibilità di 5.164,57 €: Normattiva, 16/09/2026.
  • INPS, scheda informativa «Il calcolo della pensione» (ultimo aggiornamento 3 luglio 2025): sistema retributivo, misto e contributivo, quota A e quota B, anzianità utile «fino a un massimo di 40 anni», aliquota di rendimento «pari al 2% annuo». Consultata il 22/09/2026.
  • Aliquote di rendimento oltre il massimale: art. 21, c. 6, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (Gazzetta Ufficiale), tabella sostituita dall'art. 12, c. 1, del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 503: 1,6 % · 1,35 % · 1,10 % · 0,90 %. Il 2 % sotto il massimale: art. 17, c. 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724. Consultate il 22/09/2026.
  • Prima fascia di retribuzione pensionabile 2026, 56.224,00 €: INPS, circolare n. 6 del 30 gennaio 2026 (PDF), § sull'aliquota aggiuntiva dell'1 % e nota 10, che la identifica con il limite dell'art. 21, c. 6, della legge 67/1988. Consultata il 22/09/2026.
  • Aliquote di rendimento della quota A (anzianità anteriore al 1° gennaio 1993): art. 13, c. 1, lett. a) e b), del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 503 — quella quota si calcola «secondo la normativa vigente precedentemente alla data anzidetta», quindi con la tabella originaria della legge 67/1988 (1,50 % · 1,25 % · 1,00 %), mentre la tabella dell'art. 12 vale per l'anzianità dal 1993. Testo del decreto e tabella originaria letti nella raccolta coordinata in PDF di FBK-IRVAPP il 22/09/2026; la nota del curatore che ne trae la stessa conclusione non è testo di legge, l'art. 13 sì. La scheda INPS qui sopra espone una sola regola di rendimento e non distingue le due tabelle.

Stima a scopo informativo, non un provvedimento né una consulenza previdenziale. L'importo e la data effettivi dipendono dalla posizione assicurativa reale: vanno verificati sull'estratto conto contributivo INPS, con il servizio «La mia pensione futura» o presso un patronato.

Lo strumento costruisce il montante contributivo anno per anno partendo dalla RAL e dai contributi già versati, poi lo moltiplica per il coefficiente di trasformazione dell'età a cui pensi di uscire e mostra sia il lordo sia il netto del cedolino. Accanto trovi il confronto fra tutte le età di uscita, tre scenari di rivalutazione e il valore della stessa cifra in euro di oggi.

Avvertenza

Il risultato è una stima basata su parametri standard e non rappresenta un calcolo ufficiale. Per importi vincolanti consulta i canali ufficiali (Agenzia delle Entrate, INPS, banca) o un commercialista o CAF.

Stai decidendo? Leggi il confronto

Guide imparziali per scegliere la soluzione giusta nella tua situazione.

Domande frequenti

Come si calcola la pensione con il sistema contributivo?
Si somma per tutta la carriera una quota della retribuzione imponibile — il 33 % per i dipendenti e il 20 % per gli autonomi iscritti all'INPS (art. 1, c. 10, legge 335/1995) — dentro un salvadanaio virtuale chiamato montante contributivo, che si rivaluta ogni anno. Al momento della pensione il montante si moltiplica per il coefficiente di trasformazione dell'età di uscita: il risultato è la pensione lorda annua, che si incassa in 13 rate. Un dettaglio che cambia il risultato: la rivalutazione colpisce il saldo esistente «con esclusione della contribuzione dello stesso anno».
Perché la mia stima è più bassa di quella che mi aspettavo?
Quasi sempre per tre motivi. Il tasso di capitalizzazione del montante non è un rendimento di mercato ma la variazione media quinquennale del PIL nominale calcolata dall'ISTAT, storicamente vicina a un paio di punti. I buchi contributivi pesano il doppio, perché fanno perdere sia il versamento sia tutte le rivalutazioni successive. E la cifra che leggi è in euro nominali dell'anno di uscita: la riga «valore in euro di oggi» la riporta al potere d'acquisto attuale.
Quanto guadagno se vado in pensione un anno più tardi?
Molto più di quanto sembri, perché l'età agisce due volte: aggiunge dodici mesi di contributi rivalutati e alza il coefficiente di trasformazione. Fra 62 e 67 anni il coefficiente passa da 4,795 % a 5,608 %, cioè quasi il 17 % in più di assegno a parità di montante; a 70 anni arriva a 6,258 %. La tabella «se esci più tardi» mostra l'effetto combinato, anno per anno, sui tuoi numeri.

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